Il nuovo numero di “Voci di dentro”

La violenza (dal caso George Floyd, a Willy, a Maria Paola e Ciro) è di nuovo uno dei temi di questo numero di Voci di dentro, come sempre scritto da persone in stato di detenzione, volontari, amici. Ne parliamo nella prima parte della rivista e l’abbiamo rappresentata in copertina con l’immagine – rielaborata da Stefano D’Ettorre – del manifesto che pubblicizza la Mostra della Rivoluzione fascista  che si tenne al Palazzo delle Esposizioni di Roma dal 28 ottobre 1932 al 28 ottobre 1934. 

Il manifesto di quella mostra, evento celebrativo della presa del potere del fascismo, ci è sembrato perfetto per rappresentare questi nostri tempi dove al dialogo, alla parola e alla ragione si è sostituito (o forse è sempre stato così)  il corpo-trincea, il suo potenziamento, il culto dello scontro, della sopraffazione, della violenza del corpo sul corpo dell’altro, su quello che è identificato come il disobbediente, il nemico, lo straniero, lo “strano” direbbe Remo Rapino a leggere il suo magico “Bonfiglio Liborio”.

Quei volti statuari che abbiamo messo in copertina sono il simbolo perfetto del razzismo, del classismo e del sessismo, dispositivi di dominio e di profitto raggiunti, oggi come ieri, con la violenza, la costrizione, il terrore.

Quei volti rappresentano il potere,  quello che poi spinge degli uomini – in divisa o meno – a picchiare e torturare, come è avvenuto ad esempio nella caserma dei Carabinieri di Piacenza e in alcune carceri italiane anche durante le proteste di marzo e aprile scoppiate dopo le improvvise e non condivise restrizioni ai colloqui con i familiari. Avvenimenti, questi ultimi,  che continuano ad essere ignorati. Come ignorate, perché considerate vite di scarto, sono le vite di tanti uomini in stato di disagio nei confronti dei quali ci sono ministri che non ritengono neppure necessario dare risposta. Temi che affrontiamo in altre sezioni della rivista e negli articoli che abbiamo caratterizzato col titolo “le mani sulla verità” e dove parliamo tra l’altro di Covid, coprifuoco e disuguaglianze.


Clicca qui per leggere voci di dentro n. 33:
https://ita.calameo.com/books/0003421545e99ba86a1a6


In questo numero alcune pagine sono dedicate a Franco Basaglia, al medico che guardava l’uomo, che combatté contro quelle misure che portavano il malato a sentirsi isolato, umiliato, anonimo e che abolì i manicomi “nei quali, come in carcere,  viene tolta la dignità”. Infine nella parte centrale troverete il fascicolo “In carta libera”, progetto finanziato dalla Regione Abruzzo-Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Chiude il giornale  una riflessione legata alla condanna alla pena di trent’anni decisa dai giudici nei confronti di un giovane per omicidio. Parlando della vittima, la nostra Federica scrive: “Mi viene da dubitare che lui avrebbe voluto essere “ripagato” in questo modo. Qualcosa mi suggerisce che avrebbe perdonato, che avrebbe fatto un gesto di riparazione, che avrebbe tentato il dialogo, la comprensione… Forse, chissà. Non vi è gioia nella pena ma solo una profonda tristezza”.

E conclude con un augurio che facciamo nostro: “Mi auguro che la classe politica tenga un po’ più conto  delle linee d’ombra che segnano le strade del nostro paese, che gli amministratori permettano di illuminare la vita sociale, che i rappresentanti non lascino covare l’odio, il rancore, ma che operino attraverso un concreto fare e praticare la civiltà”.

Francesco Lo Piccolo